L'incantesimo della poesia

Grazie a questo traguardo, il 20 maggio è diventato una data memorabile.
Gli studenti hanno partecipato ad una video lezione esclusiva con la poetessa Isabella Leardini, che si è rivelata un viaggio profondo, intimo e travolgente all’interno della nostra “memoria emotiva”.
Fin dai primi istanti, la poetessa ha guidato la classe alla scoperta della poesia come una «lingua altra», uno strumento di straordinaria libertà e guarigione.
Isabella Leardini ha toccato il tema del rapporto tra l'inchiostro e la ferita. C’è un inchiostro scuro, amaro come la bile, che si genera quando non si riesce a rispondere a un’offesa e a difendere la propria unicità. Il riferimento alla bile nera, la melas kholè greca, la melancholia latina, è stato colto dai ragazzi che avevano già approfondito in classe l’affascinante origine etimologica della parola “malinconia”.
«Dì tutta la verità, ma dilla obliqua» Emily Dickinson
Ed è qui che l’incantesimo si compie. La scrittrice ci ha mostrato come la poesia sia l’arte di dire l’indicibile, senza svelarlo del tutto. Offre la libertà e lo schermo protettivo di una “verità obliqua”, che non si accontenta di nulla di meno della verità assoluta, ma sceglie di non esporsi nuda allo sguardo altrui.
Un momento di grandissima intensità emotiva ha riguardato il peso delle parole e dei silenzi.
La poetessa ha suggerito che, quando si chiede «Come stai?», si dovrebbe indagare sul come e non sul perché - ad esempio, «male come una finestra che sbatte nel vuoto, male come una sedia solitaria su cui non si siede mai nessuno».
Questo approccio permette alla metafora di agire come un filtro offrendo la tonalità dell’anima senza l’obbligo di metterne a nudo i segreti, che spesso premono incessantemente per uscire.
La poesia è fatta della stessa identica materia dei segreti.
L’invito finale è stato quello di scegliere parole non per convenzione, ma cercando la combinazione perfetta: parole che siano «come una felpa che si adatta a noi», che ci assomiglino, che ci permettano di essere noi stessi fino in fondo.
L’incontro ha anche esplorato il legame tra arte e cervello: la metafora colpisce l’emisfero destro, sede della memoria emotiva e, tramite i neuroni specchio, il corpo “sente” fisicamente la forza dei versi autentici.
Un ringraziamento speciale va alla poetessa Isabella Leardini per la generosità, la grazia e la delicatezza con cui si è aperta al dialogo, e a Rizzoli Education per aver reso possibile questo magico e indimenticabile momento di crescita.

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