Quando la foresta brucia: il grido della Generazione Z
Il 21 aprile 2026, le porte del Teatro Gustavo Modena si sono aperte per accogliere gli studenti delle classi 1B, 1C e 5B, accompagnati dai professori Poli, Lisbo, Costa, Pogliani e Parodi. L’occasione non era una semplice uscita didattica, ma un appuntamento con l’urgenza del presente: lo spettacolo "Quando la foresta brucia", scritto e diretto da Elena Dragonetti e prodotto dal Teatro Nazionale di Genova.

A rendere l’evento ancora più significativo è stata la presenza sul palco degli stessi studenti impegnati nel PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) di recitazione. Vedere i propri compagni o ragazzi di poco più grandi interpretare con professionalità i dilemmi della nostra epoca ha creato un ponte immediato tra la platea e la scena, trasformando lo spettacolo in un dialogo generazionale.

L’opera non segue una narrazione classica, ma si sviluppa attraverso "istantanee" che mescolano il teatro di parola con la forza espressiva del teatro danza. Questa scelta stilistica ha permesso di dare corpo e voce a temi spesso astratti o relegati ai notiziari:
- La crisi climatica: la "foresta che brucia" non è solo un titolo, ma il simbolo di un pianeta che chiede aiuto.
- Guerre e conflitti: la rappresentazione della sofferenza umana e delle fratture geopolitiche.
- La rivoluzione digitale: le sfide poste dall'intelligenza artificiale e l'impatto della tecnologia sulle nostre relazioni.

Lo spettacolo è riuscito nell'intento di non dare risposte facili, ma di porre domande scomode. In un’epoca dominata dall'algoritmo e dalla velocità, "Quando la foresta brucia" ha ricordato a studenti e docenti l’importanza di fermarsi a riflettere. La danza, in particolare, ha tradotto in movimento quell'inquietudine che spesso noi giovani proviamo di fronte a un futuro che appare incerto e complesso.
L'entusiasmo della delegazione scolastica all'uscita dal teatro conferma che il teatro è ancora uno degli strumenti più potenti per leggere la realtà. Come sottolineato dai docenti accompagnatori, esperienze simili sono fondamentali per formare cittadini consapevoli e capaci di guardare oltre lo schermo di uno smartphone.
